Luci e Ombre sui vaccini

Vorrei iniziare con uno sguardo sulle strategie globali dell’Immunization Strategic Advisory Group, (Gruppo consultivo per le strategie della vaccinazione) che vorrebbe portare nella Regione delle Americhe, la vaccinazione al 95% di copertura per ogni tipo di vaccino e in ogni distretto. In tal modo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si prefiggeva di eliminare la rosolia entro il 2010. Inoltre raccomandava l’introduzione di nuovi vaccini contro le affezioni da rotavirus, pneumococco, human papilloma virus (HPV), varicella, herpes zoster, meningococco, Haemophilus influenzae tipo B e virus dell’influenza stagionale.

 

Per la Regione Europa si raccomandava, oltre ai suddetti, di coprire l’intera area con vaccinazioni contro il morbillo e la rosolia al fine di eliminare tali patologie entro l’anno 2010 (Vaccine Preventable Diseases: monitoring system, global summary, WHO 2010).

 

Questi vasti programmi di vaccinazione, fecero sorgere negli ultimi anni alcuni dubbi sulla loro sicurezza. Il Global Advisory Committee on Vaccine Safety (GACVS), un ente incaricato di sorvegliare la sicurezza dei vaccini su scala mondiale, ha rilasciato un parere negativo riguardo il sospetto che era nato sulle eventuali conseguenze di un “overload” o “surcharge immunogéne” nella prima infanzia, precisando che i vaccini in uso non indeboliscono e tantomeno ledono il sistema immunitario. Ad ogni modo il GACVS si prefigge di esaminare nel prossimo futuro l’innocuità dei vaccini anti-HPV, anti-parotite, anti-pneumococco coniugato (PCV-7), anti-influenza pandemica ed analizzerà le potenzialità dell’insorgenza dell’autismo e di altre patologie autoimmuni e di probabile riscontro con le vaccinazioni degli adolescenti. Da ricordare che alle suddette immunizzazioni si devono aggiungere quelle della polio, DTP (difterite, tetano, pertosse), HBV (epatite B virus), Hib (Haemophilus influenzae tipo B), meningite da meningococco, TB (tubercolosi). Per non parlare di quelle in arrivo o appena prodotte come il vaccino anti-malarico della Glaxo RTS, S/AS02, il “mini vaccino” contro le allergie, il vaccino contro l’HIV (Human Immunodeficiency Virus) e il vaccino contro il rotavirus introdotto per la vaccinazione di routine in numerosi Paesi, sia industrializzati sia in via di sviluppo.

In tema del già citato “vaccino antipneumococco – PCV-7”, introdotto negli Stati Uniti nel febbraio 2000, da uno studio americano emerge che dopo appena 4 anni dall'introduzione del vaccino è aumentata la resistenza ai macrolidi (una classe di antibiotici di origine naturale) tra i ceppi non vaccinali (dal 7,8 al 45,5%), inoltre è aumentata considerevolmente la quantità di ceppi multi-resistenti isolati dal tratto respiratorio.

 

Le gastroenteriti da rotavirus rappresentano la causa più frequente di gastroenterite grave nel bambino, provocando ogni anno circa 25 milioni di visite mediche, 2 milioni di ricoveri ospedalieri e 600.000 decessi, soprattutto nella fascia di età inferiore ai due anni di età. L'85% di questi decessi si osservano nei Paesi in via di sviluppo (PVS), dove la malattia è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una vera e propria emergenza sanitaria. A proposito del vaccino contro il rotavirus si discute molto sulle strategie di come applicarlo nei Paesi in via di sviluppo, sul rapporto costo-efficacia, sull’accessibilità, sull’impatto finanziario, sul sistema di distribuzione del vaccino, sulle pratiche vaccinali, con particolare attenzione all’età dei soggetti da vaccinare trascurando però argomenti di ben più vasta portata in tema di salute pubblica e di educazione igienico-sanitaria di queste popolazioni notoriamente carenti e a rischio.

 

Sempre in tema di malattie gastro-intestinali, nel mese di ottobre 2010, vengono segnalati i primi casi di colera ad Haiti, sei anni dopo, nel 2016, il problema non era ancora risolto. Pure qui, a un paio di ore di volo dalla Florida, da anni si parla di vaccino; evidentemente poca o nulla importanza, e i fatti lo dimostrano, si dedica all’educazione sanitaria. Basterebbe clorare l’acqua e costruire qualche latrina in più ma vaccinare è più elegante e forse più redditizio che costruire latrine. A questo punto ritengo sia d’obbligo soffermarsi per un istante sull’epidemia di colera tuttora non esauritasi ad Haiti. Notizie recenti (Center for Infectious Disease Research

& Policy, University of Minnesota. Cholera in Haiti: Vaccine plan readied. Minneapolis, 09/11/2011) parlano di una campagna di vaccinazione della quale dovrebbe beneficiare solo l’1% della popolazione (100.000) con un costo di 870.000 US$. Va subito detto però che il vaccino deve essere somministrato in due dosi, è efficace solo nel 70% dei vaccinati ed ha una durata di 36 mesi. Vaccinando l’intera popolazione, poiché pure il rimanente 99% degli abitanti dell’isola è a rischio, sarebbero

necessari 20 milioni di dosi con un costo complessivo di 40 milioni di US$; inoltre l’operazione dovrebbe essere ripetuta ogni 3 anni. Strategie preventive che però non

prevedono un programma di potabilizzazione delle acque e di sanitizzazione del territorio (servizi igienici), opere permanenti queste e a costi indubbiamente competitivi

rispetto le campagne di vaccinazione, è da considerarsi altamente diseducativa e fallimentosa. Inoltre sino a quando non verranno realizzate le suddette opere (secondo

il Joint Monitoring Programme for Water Supply and Sanitation – WHO, UNICEF, 2010, solo il 16,5% della popolazione rurale dell’isola caraibica ha attualmente accesso

a servizi igienici e acque sicure, mentre nelle aree urbane la percentuale sale a 45,7%) associate ad un’educazione capillare della popolazione, tutti gli aiuti internazionali

saranno sprecati. Evidentemente i fattori “costo–beneficio”, “costo-efficacia” e il fattore “tempo” sono stati poco considerati (A.M. Sancin, NaDCC versus Hypochlorite, Ingegneria Ambientale vol. XLI n. 6 novembre-dicembre 2012).

 

Tornando indietro nel tempo, in pieno periodo illuminista, quando il medico, naturalista britannico Edward Jenner (1749-1823), considerato il padre dell’immunizzazione, inocula a due bambini il virus del vaiolo e pubblica i risultati conseguiti in “An Inquiry Into Causes and Effects of the Variolæ Vaccinæ, 1798 “, si ha una svolta decisiva nella storia di alcune malattie infettive. Sulla copertina dell’opera appare la domanda retorica di Lucrezio: quid nobis certius ipsis / sensibus esse potest, qui vera ac falsa notemus? (“Che cosa può essere per noi di più certo dei nostri sensi che ci consenta di distinguere il vero dal falso?”). Il Governo di sua maestà, eresse a Edward Jenner una statua a perenne memoria in Trafalgar Square ma considerata poco o per niente bellicosa venne sostituita con quella del capitano Nelson e l’immunologo, se ricordo bene, traslocò in Kensington Gardens.

Il generale Bonaparte comprese subito la portata della scoperta e rese obbligatorio il vaccino per il suo esercito.

 

Correva l’anno 1805, Trieste è occupata per la seconda volta dalle truppe napoleoniche. Le leggi che riguardano l’Instruction publique (tomo VI) prevedono nelle scuole di base l’insegnamento delle nozioni d’igiene personale e s’imponeva l’obbligo, all’inizio dell’anno scolastico, di presentare il certificato di vaccinazione antivaiolosa.

Nel Manuale d’igiene e medicina navale ad uso della marina mercantile, Sezione Lett. – Art. del Lloyd Austriaco, Trieste, 1861 il Guastalla scrive:

“È necessario che il nuovo marinaio sia già stato vaccinato come prescritto dalla legge che sussiste in proposito”.

Nel biennio 1883- 1885 si svolge a Trieste la Campagna antivaiolosa: i vaccinati furono 9.172 individui e nel 1886 Trieste ha il suo Istituto vaccinogeno nei pressi della Via Molin Grande.

 

Non tardarono a farsi sentire le prime ed autorevoli polemiche sulla vaccinazione: in una nota inviata dall'ambasciatore austriaco dell'epoca ai propri superiori si attribuiva a papa Leone XII, al secolo Nicola della Genga (1760 –1829) il divieto di vaccinazione contro il vaiolo nello Stato Pontificio. Nel 1829 il pontefice dichiarava che "Chiunque procede alla vaccinazione cessa di essere figlio di Dio: il vaiolo è un castigo voluto da Dio, la vaccinazione è una sfida contro il Cielo". La conseguenza fu che, mentre nel Granducato di Toscana sotto il figlio di Maria Teresa, Leopoldo II d'Asburgo-Lorena

(Vienna, 5 maggio 1747 – Vienna, 1º marzo 1792), il virus fu ben presto debellato, nel confinante Stato Pontificio continuerà a sterminare i sudditi del papa-re fino al 1870 tant’è vero che è rimasta traccia della diffusa impopolarità di questo pontefice nell'epitaffio apparso sulla statua di Pasquino: "Qui della Genga giace, per sua e nostra pace" e nel bel sonetto in dialetto romanesco del Belli “L’innesto”.

 

Ma ritorniamo al XX secolo. Tra il 1962 e il 1965 circa 100 milioni di americani (circa il 56% della popolazione in quel momento) ha ricevuto il vaccino Sabin.

Nello stesso periodo l’allora ministro della Sanità Camillo Giardina (democristiano di origini siciliane, Professore ordinario di Storia del diritto all'Università di Palermo e Ministro della sanità dal 1959 al 1962, n.d.a.) durante un convegno di pediatria, tenutosi a Roma affermava: “(…) come unico e diretto responsabile della tutela della pubblica salute, che la vaccinazione antipolio con vaccino vivo non sarà per ora autorizzata in Italia. Il Ministero della Sanità non può fare dei bambini italiani delle cavie da esperimento (…)”.  Fu così che un professore di storia sbatteva la porta in faccia a un virologo di fama mondiale che aveva dedicato 40 anni di studi al virus. Il “ritardo” nell’adozione del metodo di profilassi (vaccino Sabin) causò numerose vittime e lasciò un gran numero di invalidi dietro di sé. In Italia la vaccinazione antipoliomielitica con virus inattivato con formaldeide  (Salk) fu introdotta come vaccinazione volontaria nel 1958-59, e purtroppo i casi annui di poliomielite in pratica raddoppiarono: da 4.452 nel 1957 a 8.152 nel 1958. Quella di Sabin fu introdotta solo nel 1963, e divenne obbligatoria tre anni più tardi con la legge n. 51 del 4 febbraio 1966. Questi ritardi costarono all’Italia in totale quasi 10 mila casi di poliomielite, che provocarono più di 1.000 decessi e più di 8.000 individui paralizzati e un costo non indifferente per le casse dello stato.

Agli inizi degli anni Novanta, e qui si continua a perseverare con le malefatte sempre in tema di vaccinazioni, l’OMS aveva propugnato una campagna di vaccinazioni antitetaniche in alcuni paesi terzomondisti. Un’iniziativa degna della massima attenzione sennonché si scoprì che le fiale oltre a contenere il germe attenuato del tetano contenevano pure la gonadotropina corionica umana (HCG). Morale della favola: la reazione immunitaria dell’organismo umano, oltre che a creare gli anticorpi contro il tetano produceva pure anticorpi contro l’HCG rendendo impossibile lo sviluppo di un’eventuale gravidanza. Ecco perché e quando nasce in certi PVS la propaganda contro le vaccinazioni. («Vaccines for Fertility Regulation», Chapter 11, pagine 177-198, Research in Human Reproduction, Biennial Report (1986-1987), WHO Special Programme of Research, Development and Research Training in Human Reproduction (WHO, Geneva 1988).
«Anti-hCG Vaccines are in Clinical Trials», Scandinavian Journal of Immunology, Volume 36, 1992, pagine 123-126) in http://www.ilnodogordiano.it/?p=2562.

Come molti ricorderanno nel 2009-2010 le massime autorità sanitarie a livello mondiale                                       avevano prospettato una pandemia nota pure con il nome di influenza H1N1 o suina. A conti fatti non occorse nulla di terrificane e il vaccino proposto contro il virus H1N1 incontrò una forte resistenza da parte della popolazione interessata.

La global capacity production per il vaccino anti-influenzale, concentrato in 9 paesi industrializzati, è di 300 milioni di dosi per anno. Stando ai trend attuali, la produzione mondiale per gli anni a venire potrebbe arrivare a 700 milioni di dosi. In caso di pandemia influenzale la necessità di dosi è valutata su svariati miliardi di dosi. Che si farà dei miliardi di dosi se non arriva una pandemia influenzale o se la gente rifiuta di vaccinarsi come accaduto alcuni anni or sono in Francia, a Hong Kong, in Canada per l’H1N1? In Italia, ad esempio, nel 2010 sono state usate 700.000 dosi di vaccino sui 5.000.000 acquistate. Che si fece dei depositi di vaccini invenduti? Furono rifilati ai Paesi in via di sviluppo come già avvenuto per l’Africa subsahariana?

E come se ciò non bastasse, risale ad aprile di quest’anno la notizia apparsa sul quotidiano Il Piccolo (15 aprile 2017) riguardo il sospettato business dei vaccini “fantasma”; sembrerebbe, secondo il quotidiano, che siano stati gonfiati ad arte i numeri dei pazienti sottoposti a profilassi contro l’influenza. Inoltre sorge spontanea ancora una domanda: come mai negli ultimi anni le influenze colpiscono annualmente, mentre prima arrivavano in Europa ogni 3 o 4 anni? Certo è meglio prevenire che curare ma mentre da noi si da maggior risalto all’immunizzazione, oltreoceano un importante organismo di controllo in tema di sanità pubblica degli USA, il CDC di Atlanta, ha reso pubbliche recentemente le Linee guida per prevenire l’influenza con interventi non farmaceutici (https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/66/rr/rr6601a1.htm).

L’11 luglio 2011 il quotidiano britannico The Guardian riportava la notizia che la CIA aveva organizzato un falso programma di vaccinazioni nella città pakistana di Abbottabad ove si sospettava che Osama bin Laden si fosse rifugiato. La vaccinazione simulata si proponeva di raccogliere, tra gli altri, il DNA di tutti i membri della famiglia di Bin Laden presenti nel compound preso di mira; i campioni di sangue sarebbero stati successivamente comparati con quello di una loro sorella deceduta a Boston nel 2010. Al Dr. Shakil Afridi fu affidata la direzione della campagna di vaccinazioni per l’epatite B (HBV). Dai campioni di sangue facilmente ottenuti fu isolato il DNA e individuato il capo di Al Qaeda. Il resto è noto a tutti: Il 1° magio 2011 alle 11.35 p.m. il presidente Obama annunciava alla nazione che Bin Laden era stato ucciso concludendo con la solita frase God bless the United States of America.

Ad esecuzione compiuta: 200 organismi inviarono a David Petraeus, direttore della CIA, una nota di protesta per l’impiego di personale medico nella cattura di Bin Laden.

12 presidi di facoltà di salute pubblica scrissero al presidente e Premio Nobel Obama per denunciare che era improponibile usare simili strategie per coprire operazioni di guerra.

Il medico Shakil Afridi fu accusato di collaborazione con una potenza straniera ed ebbe una condanna di 33 anni di carcere. 16 operatori sanitari incaricati di svolgere le vaccinazioni antipolio furono uccisi (Polio eradication worker shot and killed in Karachi, Pakistan, WHO 2012), per lo più lapidati, dalla popolazione sfiduciata.

Ultima, ma non per questo meno importante, la trasmissione Report su Rai 3 del 19 aprile ultimo scorso riguardo il vaccino contro l’HPV. È un vero peccato che la stoltezza umana abbia messo in discussione un intervento preventivo, mi riferisco all’immunizzazione in senso lato, che ha reso grandi servigi all’intera umanità, basti pensare al vaccino di Sabin, al vaccino contro il tetano, il morbillo, la tubercolosi, la poliomielite ecc. La gente, giusto o ingiusto che sia, ha perso la fiducia nelle istituzioni. Con questi modi di agire nefasti siamo arrivati inevitabilmente al fallimento della politica vaccinica.

Quali strategie saranno applicate sui milioni di immunodepressi nei Paesi in via di sviluppo e in quelli industrializzati? Basti pensare ai malati da HIV, a tutti quelli che causa un’alimentazione inadeguata si trovano con  le difese organiche scadenti, a tutti coloro che sono in trattamento con farmaci anti-tumorali o anti-rigetto, a tutti coloro che nei PVS soffrono di patologie tropicali debilitanti, quali la malaria, schistosomiasi, lebbra, leishmaniosi, tubercolosi, parassitosi in generale, epatiti, condizioni queste che mettono a dura prova il sistema immunitario.

 

Allo stato attuale il Bangladesh, l’Iran e l’Ecuador risultano essere i più convinti sull’utilità delle vaccinazioni mentre Italia, Russia e Azerbaigian risultano tra i più scettici.

La Nigeria, le comunità musulmane dell’India settentrionale e il Pakistan hanno rifiutato di contribuire all’eradicazione della poliomielite. Il 12 marzo 2017, la rivista europea di epidemiologia (http://www.eurosurveillance.org) riportava la notizia che in Belgio si è verificata un’epidemia di morbillo che, causa una carente copertura d’immunizzazione, causò gravi complicazioni in particolare tra la popolazione adulta. Il New York Times del 11 maggio c.a. riporta la seguente notizia riguardo il morbillo: “Health officials are grappling with the largest outbreak of measles in Minnesota in almost 30 years, which is mainly sickening young children of Somali immigrants who fell under the sway of anti-vaccination activists. The state has reported 44 confirmed cases of measles since April 11, and the outbreak is the largest this year in the United States, which had essentially eradicated the disease in 2000 before discredited research stoked fears of a link between vaccines and autism”.

Poveri Jenner, Sabin ecc ne rimarrebbero sconvolti.

 

Nel settembre 1978, alla conferenza di Alma Ata (Alma Ata Declaration on primary health care), l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si era preposta l’ambizioso traguardo “Salute per tutti entro il 2000”. L’ente che gestisce la sanità mondiale forse si era dimostrato troppo ottimista, un errore che non doveva commettere considerate le prospettive che la popolazione umana del pianeta di lì a pochi anni (2011) avrebbe superato la soglia dei sette miliardi.

 

Oggi, dopo aver ampiamente superato la soglia del terzo millennio, ci troviamo a discutere ancora con le autorità di alcuni paesi africani, asiatici e europei sull’utilità e la validità di alcuni vaccini, sorge il sospetto che forse qualche scelta strategica dell’OMS e CDC non sia stata ben fatta.

 

L’ente europeo Vaccine European New Integrated Collaboration Effort (VENICE) riferisce che solo il 50% dei paesi membri è in possesso di un registro nazionale o regionale computerizzato aggiornato. Le autorità sanitarie devono essere in grado di fornire in tempi brevi adeguate risposte sulla sicurezza, sull’efficacia delle campagne di vaccinazione, al fine di guadagnarsi e mantenere la fiducia dei scettici. In pratica, nel nostro Paese non è che si faccia molto. Alla data del 31 marzo 2014 risultavano inserite in rete 3.727 segnalazioni di sospette reazioni a vaccini per l’anno 2013! Tra l’altro dati da interpretare con prudenza considerata la forte variabilità regionale: al Nord il tasso di segnalazione era di 29,9 per 100.000 dosi; il triplo rispetto al Centro e al Sud (Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia, AIFA 2013). Evidentemente la sorveglianza è difettosa e non sta a me e in questa sede individuarne le cause.

Un paese progredito deve avere dei registri con i dati di chi, dove e quando ha ricevuto un vaccino con note riguardo eventuali complicazioni o effetti collaterali. Tali registri devono far parte integrale di ogni programma di vaccinazione.

 

Infine consentitemi di affrontare un problema che va assumendo un’importanza sempre maggiore e evidentemente nessuno ne vuole parlare: mi riferisco alle migliaia di immigrati provenienti da aree geografiche che sfuggono ad ogni programma di vaccinazioni. Vedi, ad esempio, il problema della polio in Nigeria, Afghanistan e Pakistan.

Se un bambino non è mai stato vaccinato (?) deve essere avviato un ciclo vaccinale completo come previsto dal nostro calendario vigente.

Se la documentazione delle vaccinazioni nell’adulto non è affidabile deve essere fatta una ricerca anticorpale. Secondo alcuni esperti la ricerca anticorpale prevaccinale su questa popolazione è di scarsa utilità; nel dubbio si proceda con la vaccinazione.

TUBERCOLOSI: per la BCG, allo stato attuale delle conoscenze in Italia è

ritenuta, da sola, inadeguata alla prevenzione della tubercolosi, utile solo per la

prevenzione delle forme gravi (miliare e meningea). Dati recenti fanno ammontare a 10 milioni i nuovi casi di TBC nel mondo (Global Tuberculosis Report, WHO 2016). L'80% di casi di tubercolosi in Africa appartengono a pazienti affetti da AIDS. Inoltre sempre dall’Est e Sud Africa risultano circa 1,200.000 donne gravide infette da HIV (NEJM, 16 feb. 2017).

Si dovrà essere preparati al peggio. I centri di salute pubblica dovranno prevedere vaccinazioni in situazioni di emergenza con sovraffollamento delle strutture

di accoglienza qualora si evidenzino focolai epidemici di una qualunque delle malattie.

Da quanto suddetto emergono due problematiche:

  1. a parte i minori che se accolti e seguiti in ambienti protetti non dovrebbero rappresentare grosse problematiche almeno sotto questo aspetto, ma per gli adulti la vedo piuttosto dura (fattori culturali, linguistici, religiosi ecc) e
  2. per i governi, alias i cittadini, queste campagne di prevenzione rappresenteranno un ulteriore salasso. Mi disse anni addietro un padre gesuita in Africa: la vita umana non ha prezzo ma la sanità ha un costo!

 

 

Ora come ora, di una sola cosa si può essere assolutamente certi: che si tratti di un grosso affare. Lo scorso anno, il mercato dei vaccini a livello mondiale ha superato i 25 milioni e mezzo di dollari di fatturato. Le aziende hanno fatturati, relativi alle vendite dei soli vaccini, oscillanti tra i 7,25 miliardi dollari e 7,49 miliardi dollari e ciascuna di esse copre circa il 21% del mercato mondiale. Il vertice è composto da queste tre aziende:

  • Merck (Germania)
  • Sanofi (Francia) e
  • GlaxoSmithKline (UK) seguite da
  • Pfizer (USA) e
  • Novartis (CH).

 

Concludendo mi sia concesso dire che la nostra Trieste, che vanta una lunga tradizione su questo tema, con la nuova legge sull’obbligatorietà dei vaccini nell’infanzia si è messa all’avanguardia rispetto alle altre regioni del Paese.